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La verifica del collegamento equipotenziale
principale nei locali ad uso medico
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Generalità

Nei locali ad uso medico il rischio è più elevato rispetto agli ambienti normali, sia per le precarie condizioni fisiche del paziente, sia per l'utilizzo intensivo ed invasivo di apparecchiature elettromedicali, sia per possibile fuori servizio di impianti e apparecchiature dai quali dipende la sopravvivenza del paziente.

Per stabilire quali criteri impiantistici seguire, in base alla destinazione d'uso e alla pericolosità, i locali medici sono suddivisi dalla Norma (CEI 64-8/7) in tre gruppi:

gruppo 0 locali nei quali non si impiegano apparecchi elettromedicali con parti applicate al paziente (si applicano le norme per luoghi normali, in particolare la parte generale della Norma CEI 64-8);

gruppo 1 locali nei quali le parti applicate possono essere utilizzate esternamente oppure invasivamente in qualsiasi parte del corpo ad esclusione della zona cardiaca;

gruppo 2 locali nei quali le parti applicate possono essere utilizzate anche per interventi intracardiaci e per operazioni chirurgiche dove esiste il pericolo di microshock o dove la mancanza dell'alimentazione elettrica può comportare pericolo per la vita del paziente.

Nei locali di gruppo 1 e 2 assume particolare importanza per il paziente il collegamento equipotenziale supplementare. Per lo scopo, in ogni locale di gruppo 1 e di gruppo 2 deve essere installato un nodo equipotenziale al quale devono essere connesse le seguenti parti che si trovano all'interno, o che possono entrarvi, della zona paziente:

masse e masse estranee (nei locali del gruppo 2 anche gli apparecchi SEL e PELV, ad es. la lampada scialitica);

eventuali schermi per la limitazione dei campi elettromagnetici;

le eventuali griglie conduttrici affogate nel pavimento;

l'eventuale schermo metallico del trasformatore di isolamento (locali del gruppo 2).

Le masse sono collegate al nodo equipotenziale tramite i conduttori di protezione (PE) e la loro sezione è stabilita secondo le regole generali. Le masse estranee sono collegate al nodo equipotenziale per mezzo di conduttori equipotenziali in rame di sezione almeno uguale a 6 mm2.
Tra una massa o una massa estranea e il nodo equipotenziale è ammesso inserire un solo nodo intermedio (detto anche subnodo). Nessun limite di resistenza è imposto per i locali del gruppo 1 per i quali l'unica verifica prevista consiste in una prova di continuità dei conduttori di protezione ed equipotenziali.

Nei locali del gruppo 2 la resistenza tra il nodo equipotenziale e i morsetti di messa a terra delle prese, delle masse estranee e delle masse degli apparecchi fissi non deve invece essere superiore a 0,2 ohm (figura 1).
La prova può essere condotta mediante il metodo volt-amperometrico con strumenti a quattro morsetti.

 

Figura 1 - Collegamenti equipotenziali supplementari nei locali del gruppo 2


Esecuzione della prova


Lo strumento deve essere in grado di fornire una tensione a vuoto compresa fra i 4 e i 24 volt e di erogare una corrente, in alternata o in continua, di almeno 10 A (fig. 2).

Il tipo di inserzione deve consentire di misurare la serie di resistenze RC , RN e RM , rispettivamente del conduttore e delle connessioni sul nodo e sulla massa o massa estranea.

 

 

a) La resistenza complessiva deve comprendere la resistenza del conduttore (RC) e la resistenza di contatto delle connessioni al nodo (RN) e alla massa (RM )

b) La misura della resistenza del collegamento equipotenziale può essere condotta col metodo volt-amperometrico mediante uno strumento in grado di fornire una tensione a vuoto compresa fra 4 e 24 V ed in grado di erogare una corrente, in continua o alternata, di almeno 10 A

Figura 2 Circuito equivalente di misura per la verifica del collegamento
equipotenziale nei locali medici del gruppo 2

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